Diario di viaggio: la Sicilia - parte quinta

Ridiscesi da Erice siamo in vista di Trapani. Qui andrebbe vista la Processione dei Misteri, un rito che non ha eguali in tutta Italia, ma della città conviene apprezzare il bellissimo castello della Colombaia a picco sul mare, il duomo e i palazzi nobiliari come quello della Giudecca o dei Baroni di Xirinda. Trapani è la patria della pesca, del tonno e del pesce spada e lungo la costa si vedono ancora le antiche tonnare (alcune sono state trasformate in strutture ricettive di charme) che raccontano il rapporto millenario col mare. Quel mare che fece la fortuna di un vino unico: il Marsala. Siamo arrivati nella capitale del vino siciliano (in questa parte dell’isola si fanno alcuni dei vini più buoni del mondo). Il Marsala uno dei vini liquorosi più noti al mondo deve la sua fama al commerciante inglese John Woodhouse il quale nel 1773 approdò con la nave su cui viaggiava nel porto di Marsala e, assaggiato questo vino fortificato, lo esportò in tutto il mondo offrendo ai produttori siciliani anche il know how del vino solerizzato. Ancora oggi un’etichetta di Marsala porta il suo nome, anche se a renderlo famoso nel mondo fu la dinastia dei Florio (e si vedono le antiche monumentali cantine). Da Marsala una deviazione nell’interno è inevitabile per ammirare a Segesta uno dei siti archeologici più affascinanti al mondo con il tempio Dorico di fatto intatto e il teatro greco dove ancora oggi vanno in scena le tragedie. E sempre nel trapanese nei pressi di Castelvetrano imperdibile è il parco archeologico di Selinunte, il più grande d’Europa. Ben otto sono i templi, oltre all’acropoli c’è la necropoli e ci sono le evidente testimonianze di una civiltà fiorentissima e di una città altrettanto potente. Nella zona di Segesta tra Alcamo, Paterno e Menfi si gustano grandi vini e grandi formaggi. Di nuovo sul mare per vedere alcune delle località di mare più affascinanti della Sicilia: Mazara del Vallo, Sciacca tra spiagge incantate e flotte di tonnaroti. Ecco a di nuovo in campagna a Ribera dove gli aranceti sembrano giardini e si estendono a perdita d’occhio per lascare il posto verso Agrigento ai mandorleti. Agrigento è una città incantata con la sua Valle dei Templi  che racconta lo splendore della Sicilia greca. Il tempio della Concordia è secondo solo al Partenone per ampiezza, ma il suo grado di conservazione è forse superiore. Da Agrigento conviene deviare nell’interno per andare a Caltanissetta e poi ad Enna. Sono queste le terre del cacio piacentino, degli oli più raffinati, del maiale nero dei Nebrodi da dove si ricavano salumi straordinari: è la Sicilia più forte e selvaggia è la Sicilia dell’interno che però, in questa terra di eterni contrasti a Piazza Armerina con la sua splendida villa romana del Casale (qui ci sono affreschi di inaspettata modernità: si dice ad esempio che Luois Reard lo stilista francese che inventò il bikini si sia ispirato ad alcuni mosaici di Piazza Armerina che rappresentano delle vestali che ballano in “dupezzi”) ci racconta una storia del nord: qui si parla ancora un dialetto longobardo. Per ricordarci che la Sicilia è il centro del mon, di un mondo chiamato Mediterraneo.

Il viaggio in Sicilia continua... 

Testo a cura di Carlo Cambi, giornalista esperto in ambito enologico, turistico e gastronomico ed esperto di comunicazione dei prodotti territoriali.