Castagna di Montella, il cuore dolce della verde Irpinia

Polpa bianca, buccia sottile e di colore marrone carico. Dolce e dal profumo intenso di bosco. Gli antichi greci le chiamavano le ghiande di Giove. Ottime come caldarroste, vanno “curate”, si dice proprio così, a bagnomaria per cinque-sei giorni e fatte asciugare per la conservazione su un pavimento di cotto.

Sono le castagne di Montella, comune in provincia di Avellino, in Campania, ai piedi dei monti Terminio e Cervialto. Un paradiso per le escursioni naturalistiche – da non perdere una gita sull’Altopiano del Laceno -  e per il turismo verde legato all’enogastronomia e ai sapori antichi. Proprio come quelli da scoprire assaggiando le castagne di Montella da gustare fresche ma anche secche, oppure trasformate in farina per la preparazione di ottimi dolci. Cotte, invece, sono particolarmente indicate anche per guarnire carni e per insaporire le minestre. La coltivazione di queste castagne risale addirittura al periodo compreso fra il VI e il V secolo Avanti Cristo. Ai tempi dell’invasione dei Longobardi, invece, fu emanata la prima legge per la tutela di questa coltivazione considerata, già a suo tempo, una preziosa risorsa. Tanto preziosa che veniva conservata per anni nelle fortezze come riserva di cibo, proprio per la caratteristica di mantenere il sapore intatto garantendo il giusto apporto calorico e ampia versatilità in cucina.

I mesi preferiti per la raccolta delle castagne sono ottobre e novembre. L’itinerario alla scoperta di queste ghiande di Giove parte dal borgo di Montella per raggiungere il capoluogo Avellino, dove è possibile vistare il Duomo di Santa Maria Assunta e il Museo Irpino. I boschi di castagni saranno lo scenario naturale delle passeggiate nel cuore verde della Campania. L’abbinamento perfetto delle castagne, tutto made in Irpinia, è con il robusto e intenso Taurasi, un rosso che conquista dal primo sorso e racconta, dal primo assaggio, tutte le sensazioni di una vacanza in Irpinia. Ampia e da non perdere la scelta di vini bianchi locali, Greco di Tufo e Fiano

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